Pubblicato: maggio 1, 2011 Filed under: Letterariamente, sproloqui Lascia un commento »
Percorrere una strada, poi un’altra, poi un’altra
sentire che la terra è estranea, non ti culla, non ti appartiene
e vivere in un tempo sospeso e in nessun luogo
perché dove sei nato rimane tutto uguale
e quando torni è come se gli altri avessero dormito un grande sonno
come se l’isola avesse fermato questo incanto
trattenuto nell’aria salina del vento, nella ceramica esposta al sole
e io non so chi va e chi resta.
